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  di Marta Lock
Ultima settimana per visitare l’interessante mostra in corso presso la Galleria Schubert dedicata a un artista che ha aderito a uno stile poco conosciuto in Italia fino alla prima metà del secolo scorso, ma che, di fatto, ha creato le basi per l’Astrattismo concettuale contemporaneo che è diventato mezzo espressivo di molti artisti del secondo Novecento.
  - Chiusura 29/10/2016
via Sirtori 11, Milano mappa
Inaugurazione 11/10/2016
 
di Marta Lock
Ultima settimana per visitare l’interessante mostra in corso presso la Galleria Schubert dedicata a un artista che ha aderito a uno stile poco conosciuto in Italia fino alla prima metà del secolo scorso, ma che, di fatto, ha creato le basi per l’Astrattismo concettuale contemporaneo che è diventato mezzo espressivo di molti artisti del secondo Novecento. 29/10/2016 via Sirtori 11, Milano
Ultima settimana per visitare l’interessante mostra in corso presso la Galleria Schubert dedicata a un artista che ha aderito a uno stile poco conosciuto in Italia fino alla prima metà del secolo scorso, ma che, di fatto, ha creato le basi per l’Astrattismo concettuale contemporaneo che è diventato mezzo espressivo di molti artisti del secondo Novecento.

Il Madì, un movimento nato in Argentina negli anni Quaranta durante il regime castrista come rappresentazione figurativa degli scritti concretisti e che teorizza la concezione del lavoro nella mente prima della sua realizzazione, è una vera e propria filosofia in cui giocano ruoli fondamentali il tempo, la ricerca e la mancanza di linee iconiche; la geometria diviene protagonista così come i materiali, che rendono le opere simili a sculture in cui i colori, apparentemente piatti, riescono invece a donare, a una più approfondita osservazione, movimento e profondità.

Caratteristica comune di tutti gli artisti Madì, che è giunto in Italia nella seconda metà del Ventesimo Secolo, è la libertà rappresentativa di quell’affascinante concetto che è il Materialismo in dialogo con l’idea, la raffigurazione di un oggetto immateriale che l’occhio non conosce, attraverso la personalizzazione dei piani di rotazione, curvi, concavi, convessi, o di materiali, plexiglas, legno, fili di nylon.

La parola Madì, contrazione del nome per esteso Materialismo Dialettico, è stato la caratteristica fondamentale della sperimentazione artistica di Lorenzo Piemonti, che ha saputo trasformare la geometricità della superficie in occasione di interrompere lo spazio piatto inserendo bande cromatiche parallele, moduli isolati, e continuità strutturali tra i vari elementi dell’opera ma, soprattutto, ha sottolineato un importante legame con il colore, usato con toni netti e decisi, primari, nelle linee che danno modularità alla base dell’opera e invece con sfumature tono su tono, che ricordano un flusso emotivo che non può essere contenuto dal rigore, nelle superfici di fondo che proprio attraverso le gradazioni acquisiscono profondità e intensità.
Stessa emozione razionale, se è possibile far passare un termine tanto apparentemente antitetico, si ritrova nelle sculture dell’artista, scomparso un anno fa, anche queste ultime presenti nello spazio espositivo della Galleria Schubert.

LORENZO PIEMONTI: OPERE MADÌ
Galleria Schubert
via Sirtori 11, Milano
dall’11 al 29 ottobre 2016

ORARI
dal martedì al venerdì dalle 11.00 alle 19.00

Ingresso gratuito

CONTATTI
Tel.: 02-54101633
Email: [email protected]
Sito web: www.schubert.it
Lorenzo Piemonti: le origini dell'astratto

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