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Stardust David Bailey

redatto da Mariantonia Ronchetti        galleria fotografica
deppSwinging in inglese significa vivace, dinamico, divertente, disinibito e tutti questi aggettivi  racchiudono il senso della bella mostra allestita al PAC (Galleria d'Arte Contemporanea) di Milano  dal titolo “Stardust. David Bailey” visitabile fino al 2 giugno 2015 dedicata appunto al fotografo  londinese. Perché proprio questo aggettivo? Prima di tutto perché Bailey può essere considerato  in parte il padre di quel movimento culturale e di pensiero che rivoluzionò il mondo a partire dagli  anni Sessanta ed ebbe nella capitale inglese il suo centro propulsore (Swinging London). Bailey,  classe 1938, infanzia e adolescenza non facili nell’est end londinese, durate la guerra combatte  arruolandosi nella RAF e in seguito, al termine del conflitto, conosce la fotografia e ne rimane  affascinato, in particolare modo dagli scatti di E. Cartier Bresson. A partire dal 1960 è testimone  diretto di tutti i cambiamenti in atto a Londra e il suo obiettivo li immortala facendoli conoscere al  mondo. Il secondo motivo perché swinging è l’essenza della mostra stessa. Cinquant’anni di attività  raccolti in più di 300 immagini tutte scelte e selezionate dello stesso artista in collaborazione con  la National Portrait Gallery di Londra e con il magazine ICON. L'esposizione, promossa e prodotta  dal Comune di Milano Cultura e Tod’s, è suddivisa in quindici sezioni che raccontano, senza tener  conto dell’aspetto cronologico, la genialità e la creatività del mondo di Bailey.  La moda, sono le fotografie per le quali è maggiormente noto, già negli anni Sessanta era fotografo  free lance per Vogue UK . Gli artisti che lo stesso fotografo ha conosciuto personalmente e ha  immortalato con il suo obiettivo: Dalì e Wharol tra gli altri. Hard Man tutti i “cattivi” dell’est end  tra cui i gemelli Reginald e Ronald Kray, due temibili criminali che hanno dominato la malavita  londinese negli anni '50-'60. david Papua Nuova Guinea, Est End, Catherine Bailey modella e mdavidoglie  di Bailey dal 1983, Skulls i teschi che costituiscono uno dei “pallini” del fotografo, li ha sempre  fotografati come fossero nature morte accompagnate da fiori o frutta, a testimoniare la caducità  della vita. Nah Hills, Democracy (2001-2005) uno dei suoi celeberrimi lavori durante il quale, ha  invitato dei volontari, gente comune, nel suo studio e li ha ritratti nudi, il risultato è sorprendente.  Box Of Pin Up (1965) suo primo progetto di ritratti nel quale il fotografo immortala personaggi  noti tra cui Mick Jagger, Michael Caine, Jane Birkin e altri e li definisce primedonne come solo  le Pin up sanno essere. Camera phone amante della sperimentazione e delle nuove tecnologie, si  cimenta con l’iPhone e da qui nascono degli scatti suggestivi. Black & White Icon: ritratti di celebri  personaggi in bianco e nero tra i quali spiccano Jonny Deep e Jack Nicolson. Aboriginal, Sudan 1985 documento sconvolgente della carestia che devastò lo stato africano in quegli anni. 11x14, Deli documenta il fascino che il sub continente indiano esercita su di Lui.  Innovativa e coinvolgente, la mostra di Bailey è da segnare in agenda. Mariantonia Ronchetti Milano, PAC – Via Palestro, 14
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Andrea Pellicani: Design, Arte e Sostenibilità

a cura di Francesca Bellola
Il design ha a che fare non solo con l'essere umano, ma con le sensazioni e le emozioni che rendono affascinante e seducente un progetto nella sua interezza. Le firme più autorevoli degli studi milanesi hanno conquistato il mondo grazie anche all'estetica, all'eleganza, alle forme assertive e alla giusta dose di passione ed alchimia nella scelta della qualità dei materiali. Andrea Pellicani, designer, progettista d'interni, nonché artista a tutto tondo si esprime pienamente in questo target innovativo e internazionale,

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Arturo Bosetti: la profondità della luce

a cura di Francesca Bellola
«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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