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Circolo del Design: nasce una piattaforma digitale di ispirazioni e progetti per pensare il futuro post Coronavirus

Il Circolo del Design di Torino ha coinvolto professionisti della cultura del progetto provenienti da tutta Italia in un archivio online denominato “Welcome to the post-analog condition”, dando vita ad una raccolta crossmediale di testimonianze, riflessioni e contributi utili ad affrontare con maggiore consapevolezza la difficile eredità che ci lascerà la pandemia


Torino, 7 maggio 2020
Una piattaforma crossmediale in continuo divenire, aperta al pubblico, che mescola riferimenti culturali, reinterpretazioni del passato e visioni del presente, ridisegnando il futuro e adattandolo al difficile contesto che stiamo vivendo: è questo, in estrema sintesi, l’obiettivo di WPAC, acronimo di “Welcome to the post-analog condition”, l’iniziativa con la quale il Circolo del Design di Torino intende fornire, attraverso il coinvolgimento di protagonisti del mondo dell’architettura, del design e più in generale della cultura del progetto italiani, degli spunti per rispondere ai grandi interrogativi che riguardano il futuro della nostra società rispetto al contesto della pandemia in corso.

In questo “serbatoio” digitale, che presenta i primi contributi proprio in questi giorni e che si propone di diventare un osservatorio attivo, confluiscono interviste, testi, audio, progetti e video di pensatori e professionisti, provenienti dal mondo del design italiano e accomunati da un unico fil rouge: scandagliare le esperienze del progetto alla ricerca di dati, informazioni, interpretazioni che rileggano il momento attuale con una nuova consapevolezza, attraverso ispirazioni, esperienze e spunti critici, rintracciando spesso nel passato lavori attraverso cui guardare il presente e immaginare il futuro.

LE INTERVISTE

Primo passo di questo percorso, iniziato il 20 marzo 2020, sono le interviste, condotte da Sara Fortunati, Direttore del Circolo del Design, ed Elisabetta Donati de Conti, autrice e curatrice, ai pensatori, critici e curatori di oggi, con i quali sono stati toccati temi di grande levatura morale, come quello del ruolo del design e dei designer nelle istituzioni di cultura o nel cambiamento che richiederà una nuova fase della globalizzazione, le grandi incognite sui nuovi significati che assumeranno gli spazi pubblici e il futuro della didattica e della formazione. Se da un lato alcuni ospiti hanno posto l'accento sulle responsabilità che il mondo creativo dovrà assumersi, altri si sono concentrati sulle nuove possibilità e sulle inaspettate occasioni di riflessione che questo momento ci offre: strumenti per rimodellare le scelte di domani.

Joseph Grima, direttore creativo della Design Academy Eindhoven, ad esempio, ha toccato il tema dell’immobilità vista come un «grande esercizio collettivo di civiltà e rispetto per tutto quello che verrà poi», e in quanto opportunità per esplorare nuovi modi di vivere, abitare e coesistere su questo pianeta. I progettisti, in questo senso, dovrebbero cambiare radicalmente il loro ruolo, lasciando da parte gli oggetti per dedicarsi alla riprogettazione della vita quotidiana.

Andrea Trimarchi e Simone Farresin fondatori dello studio di design Formafantasma, si sono invece soffermati sul presente: secondo loro è necessario radicarsi nel qui ed ora per osservare i fenomeni e imparare ad amarli. Il loro augurio è che la ripresa economica porti con sé la comprensione dei motivi che ci hanno condotti fino a qui, con un’attenzione particolare ai temi ecologici.

L’information designer Giorgia Lupi, si è poi concentrata sui dati e su come l’emergenza sanitaria ci abbia resi più curiosi nei confronti dei numeri. A suo avviso, le «dinamiche che prenderanno forma dopo questa grande crisi sono ancora delle incognite» e per ora possiamo soffermarci a osservare l’uso creativo delle piattaforme digitali, come Zoom e Instagram, e al contributo del design nell’aiutarci ad affrontare il periodo. Sicuramente il mondo del progetto dovrà concentrarsi sull’uguaglianza umanitaria perché questa crisi ci ha permesso di capire che siamo tutti uguali.

Stefano Caggiano, filosofo e critico del design, sottolinea come non stiamo sfruttando l’occasione per quello che è: un momento per «staccarci da quello che abbiamo sempre fatto e provare a guardarci da fuori», in una costruzione necessaria di silenzio per lasciare un’eredità alla generazione che verrà dopo.

Ugo La Pietra, artista, architetto, teorico e designer, ripercorre invece le tappe del consumismo, dalla prima fase degli anni Sessanta alla seconda degli anni Ottanta, fino ad arrivare al terzo grande fenomeno degli anni Duemila. Sottolinea poi come «dopo la catastrofe del virus saremo più poveri di prima e dopo un po' ci stancheremo di una vita fatta di rinunce», ritornando alla condizione di consumismo iniziale.

L’architetto e senior curator del MAXXI di Roma, Pippo Ciorra, si sofferma sull’architettura come infrastruttura del mondo, facendo emergere il conflitto tra pratica e teoria. Secondo lui, ciò che succede all’interno dello spazio domestico «probabilmente verrà riconsiderato, ma in un'ottica nuova perché oggi le case sono connesse al mondo attraverso le infrastrutture digitali». Sarà lo stimolo per ripensare la vita sociale non in presenza, ragionando sul rapporto tra interno ed esterno e sulla casa in funzione della socialità e della capacità lavorativa.

Secondo Beatrice Leanza, direttore esecutivo del MAAT, Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia di Lisbona, il compito delle istituzioni culturali dovrà essere quello di facilitare un cambio sistemico mantenendo il focus su un orizzonte lontano, tenendo conto che la crisi attuale non ha posto nuovi problemi, ma ha acuito quelli già esistenti portandoli in primo piano. L’augurio è quello di creare «nuova possibilità di disegnare i programmi per servire il contesto locale», riadattando e riconfigurando gli strumenti in una maniera più sostenibile e più realistica.

Angela Rui, curatrice e ricercatrice, esorta un cambio di prospettiva, invitando l’osservazione laterale per riuscire a mostrare, attraverso il design, la complessità e tradurre un nuovo sguardo sulla conoscenza. Sostiene, infatti, che «quello che potrebbero fare i designer è intervenire in campi che necessitano della loro capacità di traduzione», formulando nuove domande.

L’architetto, autore e curatore Luca Molinari si sofferma sulla prossemica, riflettendo sulla casa e su come cambierà, mantenendo intatto il suo perimetro, ma modificando il suo interno con pareti funzionali. Sarà necessario rallentare le nostre vite, imparare a trascorrere più tempo in coda. Tutto questo ci consentirà di comprendere meglio che tipo di creatività sarà richiesta ai progettisti.

Stefano Mirti, direttore della Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco e responsabile dei social media di Expo 2015, condivide il suo pensiero sull’impatto del lockdown sulla formazione. L’emergenza sanitaria ci ha fatto perdere dei pezzi, ma ci ha consentito di aggiungerne altri: «il mondo sta cambiando alla velocità della luce per cui oggetti e servizi che fino a un secondo fa servivano, forse ora servono di meno e nel frattempo c’è l'esigenza e l'utilità di averne altri».

Annalisa Rosso, curatrice indipendente e co-fondatrice dello studio di consulenza Mr.Lawrence, spiega come il digitale sia stato in grado di cambiare la nostra dimensione di vicinanza, creando al contempo nuovi modi di operare. Perché questa situazione ci ha permesso una full immersion digitale e ci ha fatto capire che questa dimensione «sarà nella vita anche di chi prima non voleva usare questi strumenti o faceva resistenza».

I CONTRIBUTI PROGETTUALI
Accanto a questi, designer, architetti, autori e ricercatori sono stati chiamati dal Circolo del Design a condividere con gli utenti ricerche e riflessioni attraverso una rilettura della situazione attuale, contribuendo a fornire nuove chiavi e linguaggi al mondo del progetto, prendendo in analisi processi culturali, industriali e sociali, sottolineando punti di forza e di debolezza del periodo storico attuale e mettendo in discussione meccanismi relazionali e produttivi già attraversati da crepe profonde. Frutto di queste ricerche e riflessioni sono testi critici e interpretazioni di studi e opere del passato messi a disposizione gratuitamente che popolano la sezione Welcome to the Post-Analog Condition del sito del Circolo del Design con contenuti d'autore. A quelli già presenti sulla piattaforma si aggiungeranno numerosi altri contenuti nei prossimi giorni, con l’obiettivo di rendere vivo e ricco il dialogo e lo scambio all'interno del mondo del design attorno ai complessi argomenti che attraversano le tematiche progettuali oggi.

Roberto Sironi legge in una performance di Joseph Beuys il rapporto tra uomo e natura e, attraverso questa, guarda alla situazione attuale, il duo trevigiano Zanellato/Bortotto si rifà a Carlo Scarpa per ritrovare l'importanza del tessuto produttivo locale, Paolo Ulian ci porta a guardare alla Proposta per una Autoprogettazione di Enzo Mari con una prospettiva inedita che mette in discussione il sistema economico, BRH+ riprende il proprio approfondimento sul corpus di Leonardo Mosso per pensare alle utopie, Maddalena Casadei cita la Kar-a-sutra di Mario Bellini per recuperare la forza delle relazioni umane, il duo Sovrappensiero riprende alcune tra le più poetiche opere del maestro Sottsass – le Metafore –, i Pretziada riflettono sul rapporto tra pazienza e fragilità, Giulio Iacchetti guarda alle relazioni professionali che hanno dato vita alla Fiat Panda come esempio per il futuro del designer. Studiopepe rintraccia nella scultura l'essenza della percezione dello spazio ripensando alle opere pubbliche di Isamu Noguchi che nei parchi giochi trovano la loro più alta espressione, Maurizio Cilli racconta la Franklin Court di Robert Venturi e Denis Scott Brown a Philadelphia per restituire centralità alla forza espressiva dello spazio pubblico, mentre il duo di grafici Think Work Observe condivide una critica di Ed Ruscha del 2003 alla società individualista del consumismo. E ancora lo studio di spatial design From outer Space racconta in una nuova ottica la proposta di concorso per la Nuova Università di Firenze fatta dal Gruppo 9999 nel 1971, un progetto che aspira a un mondo in cui tecnologia e ambiente sono in perfetto equilibrio, in una consapevole sintesi tra artificio e natura; False Mirror Office, collettivo di architettura genovese, ritrova nel Conversation Pit una presenza al centro degli spazi domestici da riscoprire in qualità di fulcro conviviale di origine antica, ibrido tra arredo e spazio architettonico: teatro per lo spettacolo, arena per il dibattito ed infine persino dispositivo per la messa in scena della solitudine; Orizzontale (Roma) si interroga sui futuri scenari degli spazi urbani sottosfruttati, portando l’esempio della città di Curitiba in Brasile, dove Jaime Lerner ha lasciato la sua impronta prima come designer e poi come sindaco, e confrontandolo con l’importanza della figura di Franco Basaglia in Italia.

LA PIATTAFORMA: CONSULTAZIONE E AREE TEMATICHE
L’archivio, già disponibile online e consultabile sul sito del Circolo del Design (www.circolodeldesign.it/whats-on/WPAC), è suddiviso in quattro aree tematiche: C Generation riguarda le persone, le relazioni, le emozioni, i comportamenti e, più in generale, la comunità umana globale del futuro; Idealia indaga, invece, il design a tutto tondo, dal progetto alla pratica, passando per i processi, la ricerca e il metodo; al centro di Land of Homes ci sono gli spazi, e significati della casa (tradizionale e immaginata), la mutazione improvvisa della vita domestica, fino a inglobare concetti più ampi come patria, nazione, confini; infine Ex Crisis, dedicata alle risposte del design alle crisi (passate, presenti e future) e all’emergenza, progettando lo straordinario attraverso le lenti economiche e produttive, passando per nuovi modelli e circolarità.

La consultazione è intuitiva e i contenuti, aggiornati periodicamente, possono essere esplorati a partire dalle aree tematiche oppure secondo la tipologia di media, ovvero interviste scritte, audio, progetti segnalati e commentati dai designer, contributi video segnalati e commentati da autori, registi, videomaker e fotografi.

«La prima missione del Circolo del Design di Torino è quella di alimentare e diffondere la cultura del progetto - spiega il Direttore Sara Fortunati -. Abbiamo quindi voluto creare un luogo che sia di ricerca e di confronto rivolto certamente a ricercatori, studenti e designer, ma che di fatto sia aperto a tutti. L’obiettivo è che WPAC diventi un punto di riferimento per immaginare il futuro, partendo dall’enorme patrimonio di conoscenze che ci è stato lasciato da chi negli anni ha fatto della capacità di risolvere i problemi della società attraverso un approccio progettuale, la propria vita. E abbiamo chiesto di aiutarci in questo percorso proprio a coloro che quel mestiere lo svolgono oggi con la speranza di fornire strumenti e riferimenti utili anche, e soprattutto, ai progettisti di domani. L’abbiamo fatto attraverso una modalità corale perché siamo convinti che il dialogo e la contaminazione di culture, professionalità ed epoche differenti possa portare a una visione di insieme che ci consentirà di riprogettare con più consapevolezza quello che ci aspetta».

«WPAC è uno strumento per guardare al presente come parte di una comunità che, condividendo simili valori, vuole gettare delle basi ponderate per contribuire alla costruzione di un pensiero coeso e propositivo - dichiara la curatrice del progetto, Elisabetta Donati de Conti -. Il design, prima di immaginare spazi e oggetti, si immagina le vite di chi li abiterà ed userà in futuro, e prima di costruire il progetto costruisce il pensiero che lo governa. Oggi, come ieri, l'apertura della disciplina permette, da una parte alla cultura del progetto di mostrare il suo ruolo nell'interpretare i mutamenti, e dall'altra ai designer di contribuire attivamente all'immaginazione di nuove modalità di esistere e di nuovi codici culturali. Azioni rese possibili solo dalla mappatura collettiva di vasti fenomeni che, proprio per la loro natura complessa, richiedono strumenti di analisi e scambi costanti».

“Welcome to the post-analog condition” è una citazione dal libro The Age of Earthquakes. A Guide to the Extreme Present, un saggio grafico e visivo sulla società contemporanea che Shumon Basar, Douglas Coupland e Hans Ulrich Obrist hanno pubblicato seguendo l’esempio di The Medium is the Massage, scritto 50 anni prima da Marshall McLuhan sull’influenza della tecnologia sulla cultura. Un libro visionario che fa luce sull’ “estremo presente” plasmato da internet, guida nella costruzione di questo progetto.

 

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