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REGAZZONI: CON YESTERDAY I BEATLES CI RIPORTANO AL FUTURO

Con Yesterday i Beatles ci riportano al futuro. Questo è il sunto dell'intervento del filosofo Simone Regazzoni, che venerdì 5 luglio ha introdotto a Pesaro la serata dedicata da Popsophia ai Fab Four. Il festival del contemporaneo, che indaga da anni sulla pop filosofia, ha infatti offerto al tema “E' già ieri” la sua edizione estiva 2019. Presentando in Piazza del Popolo un Philoshow, spettacolo filosofico e musicale interamente realizzato e prodotto all'interno della manifestazione, su “Yesterday - Ieri è arrivato improvvisamente. L'eterno ritorno dei Beatles”. Appuntamento ideato e diretto dalla direttrice artistica Lucrezia Ercoli, con l'intervento di Massimo Donà e l'ensemble musicale Factory.

Il filosofo ha parlato proprio del brano dei quattro ragazzi di Liverpool e di questa malinconia accomunata allo ieri. Associandola all'irreversibile nostalgia di Vladimir Jankélévitch. Un tempo, ha commentato Regazzoni, che è “un qualcosa che non può essere arrestato o mandato indietro. Così, noi esseri umani ci accorgiamo di un elemento tragico e dolce, e in cui non abbiamo alcuna potenza”. O, dicendola alla Paul McCartney, un amore per il passato “non perché accaduto ieri, ma nostalgia del passato come passato. Brama che non può essere accontentata”. E' con la musica che tendiamo a rendere reversibile il tempo. “Una canzone si ascolta e si riascolta – ha ricordato Regazzoni -. Ma di Yesterday esistono più di 3mila cover. Un brano quindi rimesso in scena e che proietta al futuro. C'è quindi una possibilità di riprendere e cominciare in altro modo. Afferrare qualcosa e farlo passare oltre, rileggendolo e facendolo avvenire in una differente maniera. Quello che nel cinema si chiama reboot. Dal canto nostro – ha concluso Ragazzoni –, siamo viventi nostalgici che devono essere capaci di ereditare qualcosa che non è dietro di noi, ma che deve essere reinventato. Siamo nostalgici dell'avvenire”.

Quindi Donà ha parafrasato Giacomo Leopardi, che “ci mostrava come le cose rimembrate diventino sublimi perché riviste con la memoria. Anche gli avvenimenti brutti così sono incantevoli, perdendo la pesantezza del presente”. I Beatles, infatti, “prendono da tutto quello che c'era. Non vogliono usare uno stilema, ma lo reinventano per il semplice fatto di mostrarci che quel brano rock non è rock, quel blues non è blues. Come Magritte che scrive “Questa non è una pipa” su una pipa”.

Prima, nel pomeriggio, si è ragionato sul tema dell'edizione. Fabio Camilletti ci ha raccontato di fantasmi “che sono qualcosa di ripetitivo e meccanico, con loop eterni di gesti. Come con la loro morte cruenta. Sono cioè morti che non si rassegnano a quella fine, e continuano a farsi riassorbire nel continuum del tempo”. Ma tale giostra ricorda altri fenomeni di massa del quotidiano, “come le serate revival o i Remasters di alcuni album”. Insomma, pure questi fatti rappresentano dei rimossi che non sono stati ancora elaborati dalla società.

Ilaria Gaspari ci ha invece fatto scoprire come apprendere dalle scuole filosofiche antiche, “facendo nostri quei maestri del passato”. Capaci di farci scoprire che “i fallimenti non sono senso di sconfitta”, o aiutandoci “a vedere le cose più sfocate, seguendo i dettami degli scettici”. La Gaspari ha osservato infatti che “per gli antichi greci la felicità non aveva nulla a che vedere con un'idea momentanea ed euforica. Ma era uno stato dell'anima e una forma di fedeltà alla propria vocazione”.

Bellissimo infine il viaggio di Riccardo dal Ferro che ci ha “ricordato” schegge degli anni Novanta. Ci ha infatti riportato in un percorso a tappe tra Terminator, Jurassic Park e Matrix. Descrivendoci un decennio in cui il paradigma per guardare il mondo è cambiato, grazie a soprattutto attraverso la tecnologia, il virtuale e il simulacro della macchina.
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