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Al Museo di Mendrisio fino al 25 giugno una mostra di scultura contemporanea
 di Ugo Perugini

Per chi è curioso di sapere dove sta andando la scultura contemporanea, la Mostra “Metamorfosi” che si è aperta a Mendrisio presso il Convento dei Serviti, e che resterà visibile fino al 25 giugno, è un’occasione da non perdere. Non lo neghiamo: insieme a piacevoli sorprese, sarà da mettere in conto anche qualche delusione, qualche scelta estetica non del tutto condivisibile.
Piazza S. Giovanni, Mendrisio - Svizzera mappa
Inaugurazione 09/04/2017- Chiusura 25/06/2017
Per chi è curioso di sapere dove sta andando la scultura contemporanea, la Mostra “Metamorfosi” che si è aperta a Mendrisio presso il Convento dei Serviti, e che resterà visibile fino al 25 giugno, è un’occasione da non perdere. Non lo neghiamo: insieme a piacevoli sorprese, sarà da mettere in conto anche qualche delusione, qualche scelta estetica non del tutto condivisibile.

Quel che è certo, comunque, è che tra i 24 artisti presenti non sono pochi gli elementi innovativi in grado di coinvolgere e far riflettere chi si avvicini con spirito aperto a queste proposte artistiche che segnalano la presenza di materiali nuovi, processi di lavorazione originali (spesso lunghi e faticosi), opere che vengono da performances o installazioni site specific.

Il discorso di questi artisti ruota tutto intorno alla natura. L’artista si pone quasi come un semidio che riproduce il primigenio momento della creazione, reinterpretando a modo suo la natura, ibridandola, senza logiche interne, senza avere un controllo su di essa. Molte delle opere, infatti, per la natura stessa dei materiali utilizzati, assumono forme autonome, non prestabilite che sfuggono a qualsiasi controllo.
A questo proposito, pensiamo ai Salmigondi di Christian Gonzenbach in cemento modificato che realizza forme prodotte dal caso, oppure Garofani, Carnations, Non Calpestate le aiuole di Luisa Figini e Roland Raggenbass, con escrescenze eseguite con poliuretano espanso in collant di nylon, immerse in una semioscurità e accompagnate da suoni naturali con brusii di api.

Altre come Ground Listening, un’opera site specific di Julia Steiner, costituita da argilla colorata in nero, che ha un non so che di barocco e ricorda inquietanti superfici magmatiche, addirittura, è destinata a un’esistenza effimera. Sarà distrutta dopo l’esposizione. Borborigmi di Matteo Emery, svizzero di Lugano, trova nella gomma, nello specifico nelle camere d’aria usate e ricucite con suture di metallo, delle forme di organismi primigeni, verminanti, sospesi o caduti come creature degli abissi.

L’occhio dell’artista, sempre per quello spirito surreale che cova nella loro creatività, è portato a ingrandire o rimpicciolire o deformare il mondo. Carl Borer, svizzero anch’egli, riproduce un enorme cuore di otto metri, che pulsa e si muove con ritmo lento e ipnotico, collegato a una stampante 3D che ogni giorno secondo alcuni algoritmi realizza un cuore delle dimensioni normali.
Le scienze sono recuperate dagli artisti come strumenti comunicativi ed espressivi. Ad esempio, la geologia: John Charriére “scopre” pietre ibride realizzate con lava artificiale nella quale sono inseriti reperti tecnologici, fili, microchip, batterie, come residui di una civiltà perduta. Oppure la biologia: come Lupo Borgonovo che ricrea funghi in forma siliconica a partire da calchi di zucche…

Insomma, le sollecitazioni sono numerose. Occorrono occhi attenti, mente aperta per comprendere e apprezzare questi nuovi percorsi dell’arte. Poi, però, ce ci si riesce, non mancano soddisfazioni intellettuali ed estetiche.

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