Gallerie d'Italia Milano
hayezTra le 120 opere esposte alle Gallerie d'Italia di Milano per l'importante retrospettiva dedicata a Francesco Hayez (aperta fino al 21 febbraio 2016), compare anche l'Accusa segreta, celebre dipinto donato ai Musei Civici di Pavia nel 1919 dalla figlia del noto collezionista Giuseppe Marozzi.
L'opera è di grande valore anche per l'incursione di Hayez in un territorio "altro", non più storico ma dell'intrigo amoroso, con finale tragico, in una Venezia dove una donna tradita denuncia l'amante agli inquisitori di Stato. In realtà il quadro è solo il secondo episodio di un trittico disperso che narra tutta la vicenda, a partire da quando l'innamorata e tradita Maria raccoglie il perfido consiglio di Rachele che la convince a muovere le accuse all'amante. Qualche anno fa lo storico dell'arte Fernando Mazzocca (curatore anche della mostra milanese) è riuscito a recuperare il primo tassello, individuando nelle collezioni del Principe von Liechtenstein quel Il consiglio alla vendetta (del 1851) realizzato però da Hayez in seconda battuta rispetto all'Accusa segreta. Della terza opera Vendetta di una rivale è rimasta in circolazione solo una foto ma l'ubicazione è ignota, e gli studiosi sono impegnati nella sua ricerca. L'Accusa segreta e Il consiglio alla vendetta sono ora esposti uno accanto all'altro nella mostra

milanese.

Accusa segreta

Il celebre dipinto è entrato a far parte delle collezioni civiche nel 1919 - prima esposto nella Scuola di Pittura, poi trasferito ai Musei - per dono di Maria Marozzi, l'erede di quella prestigiosa collezione che l'ingegner Giuseppe Marozzi aveva raccolto, intorno alla metà dell'Ottocento, nella sua casa pavese: lì, l'Accusa segreta di Francesco Hayez e La signora di Monza di Giuseppe Molteni si affiancavano, dotati della medesima elaborata cornice in legno dorato che tuttora conservano.
La data dell'esecuzione - tra il 1847 e il 1848 -  si desume dalle parole di Luigi Toccagni riportate nell'Album del 1850, dove l'opera è ampiamente descritta, oltre che illustrata da un'incisione di Giuseppe Barni: "Mi ricordo di avere, due o tre anni fa - scrive il critico - veduto nello studio dell'Hayez un quadro che rappresentava una sola figura di giovane donna e bellissima, se non che gli alterati e pallidi sembianti di lei, gli occhi pieni di lagrime e le vesti disordinate troppo mi dicevano che quella sventurata bellezza era in preda a doppio ed opposto effetto d'amore insieme e di furore. (…) L'architettura maestosa dell'edificio, la veduta nel fondo della Laguna, alcune gondole galleggianti su questa, la magnificenza dei circostanti palagi, senza più mi annunziavano che il luogo del fatto in quella tavola istoriata era Venezia, e proprio il palazzo ducale dove, come tutti sanno, era la tremenda gola del leone sempre spalancata ad ingoiar le denunzie dei segreti delatori, ed a vomitar poi le più volte la morte contro i miseri denunziati". Prosegue il Toccagni di aver chiesto ad Hayez di indicargli il concetto rappresentato , "ed egli mi disse di aver voluto in colore descrivere il fatto d'una giovane veneziana, che tradita dall'amante, qui veniva, in vendetta, a por contro di lui nella bocca fatale un'accusa di Stato"; la scritta che l'artista ha vergato sul foglio di denuncia che la bella dama velata tiene in mano è infatti l'indirizzo: "S.S. Eccelenze/ i tre Cai/ del Consejo dei X".
L'Accusa segreta è il primo, in ordine di tempo, di una serie di tre dipinti dedicati da Hayez al tema della delazione per motivi amorosi, di cui fanno parte Il consiglio alla vendetta, dove Rachele suggerisce all'amica Maria di vendicarsi dell'amante che l'ha tradita, denunciandolo come cospiratore contro la Serenissima e che rappresenta, dunque, il momento dell'azione precedente. E Vendetta di una rivale (Le veneziane), che raffigura la scena successiva all'atto di delazione e il compimento della vendetta della bella veneziana.  
Nell'Accusa segreta sono da sottolineare soluzioni formali d'altissima qualità nel taglio scenografico dell'ambientazione architettonico-paesaggistica; nella ripresa ravvicinata - di grande suggestione drammatica - del volto femminile, tormentato e contratto; nella resa magistrale della veste color smeraldo e del velo nero trasparentissimo; nell'uso sapiente della luce e del controluce, che staglia i contorni della silhouette sullo sfondo ombroso delle arcate di Palazzo Ducale e di una Venezia assolata e afosa. Una rappresentazione enigmatica e sensualissima di donna che apparenta quest'Accusa alla Meditazione di qualche anno successiva, ma anche un'allegoria di Venezia, eletta a città dell'intrigo e della seduzione, delle maschere e delle avventure, del conflitto tra ragioni del cuore e ragioni di Stato, secondo un giudizio diffuso in ambito letterario internazionale nella prima metà dell'Ottocento; una rappresentazione torbidamente sentimentale che ha fatto accostare l'invenzione hayeziana alle atmosfere di Senso, il racconto di Boito pubblicato nel 1883 e trasposto in film da Visconti nel 1954.  




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