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Surreal Objectivity. Works from the 1920s and 1930s from the Nationalgalerie.

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Chiusura <abbrclass="value" title="23/04/2017">23/04/2017
< class="value" title="Dalla Collezione Scharf-Gerstenberg della Galleria Nazionale di Berlino, i capolavori della Nuova Oggettività sono esposti a confronto con le opere dei grandi esponenti del Surrealismo, in una mostra che inquadra l’aderenza dei due processi, piuttosto che la loro declamata diversità, in una dialettica che si esplicita, quasi nella medesima dichiarazione d’intenti. Mostra di grande interesse. Ce ne parla Vanessa Maggi">Dalla Collezione Scharf-Gerstenberg della Galleria Nazionale di Berlino, i capolavori della Nuova Oggettività sono esposti a confronto con le opere dei grandi esponenti del Surrealismo, in una mostra che inquadra l’aderenza dei due processi, piuttosto che la loro declamata diversità, in una dialettica che si esplicita, quasi nella medesima dichiarazione d’intenti. Mostra di grande interesse. Ce ne parla Vanessa Maggi
Musei Statali Berlino, Schloßstraße il 70 14059 Berlino. mappa
Inaugurazione 13/10/2016
Surreal Objectivity. Works from the 1920s and 1930s from the Nationalgalerie

Recensione di Vanessa Maggi

Dalla Galleria Nazionale di Berlino, i capolavori della Nuova Oggettività sono esposti a confronto con le opere dei grandi esponenti del Surrealismo, in una mostra che inquadra l’aderenza dei due processi, piuttosto che la loro declamata diversità, in una dialettica che si esplicita, quasi nella medesima dichiarazione d’intenti. Sebbene sul piano stilistico la Nuova Oggettività risponda a un’aderenza più “realistica”, l’attenzione all'elemento surreale, celato, segna l’evidente affinità con il movimento parigino. E’ quanto si propone questa mostra circostanziando i due lemmi che si fanno adiacenti. Sorti attorno alle due guerre, i due movimenti artistici sono affrontati con uno sguardo nuovo, di esplicito ricongiungimento. Se i conseguimenti dei surrealisti, attraverso la sovversione anche politica della società contemporanea, sono stati dichiarati in termini diacronici e sincronici come più dilatati e influenti, la Neue Sachlichkeit si diffonde altrettanto ampiamente, come fenomeno europeo, mutuando i termini solo in apparenza. Denominata anche Realismo Magico, dagli albori del ’25 sta già in parallelo col Manifesto Surrealista del ’24, mostrando, nel percorso che pare interessato al dato oggettivo, come precisamente lo annulli, erodendolo dall'interno, sotto una placida raffigurazione pittorica. Un messaggio diverso quindi, si celerebbe dietro quell’esperienza artistica tedesca, il cui termine fu coniato per la prima volta nella Mannheim Kunsthalle, in cui l’ossimoro, si apparenta a quanto il Surrealismo operava. In contrasto con le avanguardie precedenti, gli attivisti politici del surrealismo, ma anche coloro che preferirono lo straniamento in pagine fantastiche e occulte della raffigurazione, respingevano gli orrori della guerra, quale approdo inevitabile dei valori positivisti borghesi, che in nuce minavano lo scoppio bellico. E verrebbe da pensare, che tale fu pure per la Nuova Oggettività.
Nelle analogie, le due “correnti” si schierano entrambe a favore di un’arte che inquadri non soltanto i conseguimenti della società contemporanea, ma anche le sue stesse “profondità psicologiche”, non attraverso una lente ludica e disincantata, bensì, rilevandone lo spaccato esistenziale, realizzato tramite “l’elemento surreale”, spesso occultato, dietro l’apparente senso di “ritorno all’ordine”. Se in precedenza gli artisti ricercavano un proprio mondo con personali espedienti tecnici ed espressivi, adesso la visione si sposta, dal realismo soggettivo a una concezione oggettiva, onnicomprensiva del mondo, quasi casuale, permeata di sostanza misteriosa.
Nell’occasione, un’ampia gamma di nomi noti da Otto Dix a Christian Schad, sino ad Alexander Kanoldt, sono giustapposti, assieme ai meno noti di Paula Lauenstein, Fritz Burmann e Curt Querner, ai grandi del surrealismo, da Max Ernst a René Magritte. Il confronto consentirà di riconoscere la convergenza con i lati più “misteriosi, assurdi, e paradossali” della Neue Sachlichkeit. Insomma, un’opportunità per capire come nella storia dell’arte i confini tra diverse movimenti, mossi da analoghi processi teorici, filosofici, sociali, o politici, siano spesso connessi. E si intuisce come siano fuorvianti le etichette che ancora incasellano le ricerche artistiche, nei limiti cronologici della storia, a volte più diluiti e sfumati di quanto non si creda. Si apprezza così in maggior misura il clima di coloro che, prima ancora che come artisti, hanno risposto alla guerra e ai suoi disastri da uomini; talvolta in modo provocatorio, talaltra con un ripiegamento su di sé, seguendo comunque un preciso e intimo appello: la volontà di chiarire il proprio dissenso. Esternato con i disparati sistemi dell’arte, spesso occultati, ci pone oggi dinanzi a una riflessione, su quanto ancora i percorsi dell’uomo, siano ripetuti nella storia.
Vanessa Maggi
[email protected]
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