palazzo paura Chiusura 20/01/2019
La rassegna, dal titolo Ottocento lombardo, curata da Simona Bartolena, col patrocinio del Comune di Lecco, prodotta e realizzata ViDi - Visit Different, propone un viaggio esplorativo nella pittura e, più in generale, nella cultura della Lombardia del XIX secolo, attraverso ottanta opere, tra dipinti e disegni dei principali protagonisti dell’Ottocento lombardo: da Hayez al Piccio, da Faruffini a Cremona, da Medardo Rosso a Segantini.
piazza XX Settembre Lecco mappa
Inaugurazione 20/10/2018
Dal 20 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019, le sale di Palazzo delle Paure a Lecco si apriranno per accogliere le suggestioni della pittura lombarda dell’Ottocento.
La rassegna, dal titolo Ottocento lombardo, curata da Simona Bartolena, col patrocinio del Comune di Lecco, prodotta e realizzata ViDi - Visit Different, propone un viaggio esplorativo nella pittura e, più in generale, nella cultura della Lombardia del XIX secolo, attraverso ottanta opere, tra dipinti e disegni dei principali protagonisti dell’Ottocento lombardo: da Hayez al Piccio, da Faruffini a Cremona, da Medardo Rosso a Segantini.
Partendo dalla stagione romantica, passando per le esperienze risorgimentali e le ribellioni scapigliate, la rassegna approda all’impegno sociale delle generazioni di fine secolo e alla ricerca divisionista.

L’Ottocento italiano è un secolo ricco di motivi d’interesse e di personalità artistiche da scoprire. Se alcune aree italiane, su tutte la Toscana, sono state già portate all’attenzione del grande pubblico, la scena artistica della Lombardia del XIX secolo, a eccezione di alcuni grandi nomi che hanno già conosciuto la loro importante riscoperta, continua a essere poco nota.
Il percorso espositivo è organizzato per aree tematiche e analizza sia i movimenti che le tendenze iconografiche, oltre alla biografia e alla personalità dei singoli artisti, seguendo un filo narrativo che si propone di far luce su un tema non sempre così noto. La mostra offre l’opportunità di scoprire un universo dinamico e sorprendente, artisticamente e intellettualmente molto raffinato e sperimentale, e di indagare la società italiana del tempo.

Pur tenendo come cardine la scena milanese – in particolare il magistero dell’Accademia di Brera – la mostra indaga anche la situazione delle altre provincie lombarde e le aree più periferiche e provinciali.
Si comincia con la stagione Romantica, in cui primeggia la figura di Francesco Hayez, maestro e modello di intere generazioni di pittori. La sua lunga presenza nel ruolo di professore a Brera ha lasciato un segno profondo sull’indirizzo culturale milanese. Insieme ad Hayez saranno esposte le opere di alcuni pittori che da lui presero insegnamento per il proprio percorso e quelle di maestri a lui contemporanei, quali Massimo d’Azeglio eGiuseppe Molteni.

Una sezione a se stante sarà dedicata ai vedutisti e ai “prospettici” della prima metà del secolo (da Migliara a Canella a Bisi), con i loro scorci cittadini che raccontano la Milano del tempo, in scenette di vita quotidiana che offrono uno sguardo prezioso anche sull’urbanistica e sulla società di allora.

Il percorso passa poi al periodo delle Guerre d’Indipendenza, con opere dedicate alletematiche risorgimentali, intese sia come celebrazione dei protagonisti, che come racconto intimo e quotidiano. Particolare attenzione verrà data alla ricerca di Gerolamo e Domenico Induno, grandi interpreti del tema risorgimentale ma noti anche per le loro scene di genere, che narrano la vita delle classi meno abbienti, interpretando magistralmente un modello pittorico che ebbe poi ampia fortuna.

La personalità, visionaria e unica, di Giovanni Carnovali detto il Piccio e quella di un artista a lui molto vicino, Giacomo Trecourt, professore all’Accademia di Pavia, introducono al sensibile cambio di rotta della seconda metà del secolo. Artista fuori dal proprio tempo, straordinario anticipatore di soluzione linguistiche illuminanti per le generazioni successive, il Piccio è un artista fondamentale per la nascita delle ricerche di artisti quali Federico Faruffini e, soprattutto, Tranquillo Cremona. Il primo, uomo tormentato e irrisolto, aprirà le porte a moderne interpretazioni della pittura storica e letteraria; il secondo, con Daniele Ranzoni e Giuseppe Grandi, fonderà la Scapigliatura, movimento che si espresse tanto in letteratura quanto nelle arti visive. La loro generazione, delusa dagli esiti dell’Unità d’Italia, cercherà risposte ai propri dubbi esistenziali e alla propria vocazione ribelle in atteggiamenti ostentatamente bohémien e in un linguaggio artistico sperimentale e moderno, sul quale affonderà le radici molta della pittura dei decenni successivi.

Con la Scapigliatura ci si muove nella seconda metà del secolo, periodo nel quale in Lombardia raccoglie grande fortuna anche il genere del paesaggio. Gli ultimi decenni dell’Ottocento vedono la nascita di molte tele che raccontano le campagne brianzole, le vette alpine e le suggestive acque dei laghi. Un’intera sala sarà riservata all’evoluzione di questa tematica, dal paesaggio di matrice romantica alle versioni più vicine al vero, che rivelano a tratti atmosfere impressioniste, degli artisti di fine secolo.

Nell’ambito del naturalismo di fine secolo non mancano opere di artisti quali Carcano,Gignous, Gola, Mosé Bianchi, Pompeo Mariani, Tallone e altri.
L’ultimo quarto di secolo vede anche sorgere un nuovo interesse per il sociale, indagato non più come scena di genere ma con volontà di denuncia, come manifesto di una nuova mentalità. Nasce la pittura del verismo sociale, che in Lombardia conobbe una stagione importante e consistente. E nasce il Divisionismo, tecnica pittorica che si espresse con risultati eccellenti sia sul tema sociale che sul versante simbolista. La mostra si ferma alle soglie della grande stagione divisionista, con una selezione di opere di quelli che saranno negli anni successivi i grandi esponenti del movimento: da Segantini a Previati a Longoni.

Foto: Francesco Hayez, Lo zio di Caterina Cornaro, 1857 circa, Olio su tela, 65 x 80 cm, Collezione privata
 
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