bilbao
di Stefano Pariani
A due passi dalla costa atlantica spagnola, nella regione dei Paesi Baschi, Bilbao è una città che riserva più di una sorpresa al visitatore. L'atmosfera che si respira è particolare, la città infatti, in una zona di confine con la Francia, perde i connotati caratteristici della Spagna, per esempio nell'architettura e nel paesaggio, e s'inserisce in un pittoresco panorama verde, circondato da montagne.
mappa  28/09/2018
A due passi dalla costa atlantica spagnola, nella regione dei Paesi Baschi, Bilbao è una città che riserva più di una sorpresa al visitatore. L'atmosfera che si respira è particolare, la città infatti, in una zona di confine con la Francia, perde i connotati caratteristici della Spagna, per esempio nell'architettura e nel paesaggio, e s'inserisce in un pittoresco panorama verde, circondato da montagne. La tradizione della cultura basca è viva e molto sentita: si riflette nella lingua, che affonda le sue radici in un'epoca anteriore a quella delle lingue romanze, nella letteratura, nella cucina, nel folklore. I Paesi Baschi sono una comunità autonoma e qui tutto sembra voler sottolineare questa indipendenza.

La città conserva un compatto ed interessantissimo centro storico, il Casco Viejo, caratterizzato da vicoli, chiese medievali e variopinti edifici con bow-windows, ed ha una parte moderna e commerciale, al di là del fiume Nerviòn, che la separa in due.
Tra le attrazioni turistiche più importanti degli ultimi anni, che ha certamente rilanciato l'immagine di Bilbao, c'è il Museo Guggenheim, realizzato da Frank O. Gehry. Il celebre architetto canadese fu chiamato nel 1990 dalla Fondazione Guggenheim per realizzare un nuovo museo europeo, che avrebbe dovuto aggiungersi ai già noti spazi espositivi di New York, Venezia e Berlino. Per volontà dello stesso Gehry il nuovo museo doveva sorgere sulle sponde del fiume di Bilbao, in posizione strategica, in modo che si potesse vedesse da tre punti della città. Inaugurato nell'ottobre 1997, l'anno successivo vinse il Premio Internazionale Puente de Alcàntara ed il Governo Spagnolo lo inserì nei 12 tesori di Spagna.

Illuminato dalla luce delle giornate di sole, il Guggenheim pare brillare con il suo rivestimento esterno in titanio e sembra come in movimento in un'infinita sequenza di contorni verticali ed orizzontali, tutti curvilinei e con riferimento al mondo organico, da sempre amato dall'architetto. Visto dalla parte del fiume, l'edificio assume la forma di una nave e le parti che lo compongono sembrano brillanti come le squame dei pesci: una sorta di omaggio alla città portuale che lo ospita, che un tempo prosperava proprio grazie ai traffici commerciali del fiume. Dall'alto, invece, il museo sembra avere la forma di un fiore che si dischiude. Nel suo complesso l'edificio incarna le teorie decostruzioniste di Gehry, relative alla scomposizione della forma, e stupisce il visitatore per queste molteplici “vele”, dove la luce scivola morbida e crea dinamici effetti chiaroscurali.

L'interno è caratterizzato da una grande hall a forma di fiore, alta quasi 50 metri; da qui si sale ai tre livelli di cui è composto il museo attraverso un percorso a spirale. Ogni piano è composto da sale curvilinee a forma di petalo ed altre dalla forma regolare, per un totale di 19 gallerie, che ospitano opere della Fondazione Salomon Guggenheim, esposte a rotazione, ed altre della collezione permanente del museo.
Si tratta di opere europee ed americane della seconda metà del XX secolo e gli autori sono nomi importanti come Mark Rothko (“Untitled”, 1952), Yves Klein (“Large blue anthropometry”, 1960), il maestro della pop-art Andy Warhol (“One hundred and fifty multicolored Marilyns”, 1979), Jean-Michel Basquiat (il provocatorio “Man from Naples”,1982, che denigra un mercante d'arte italiano) e Anselm Kiefer (“Sunflowers”, 1996). Ma il Guggenheim di Bilbao ospita anche grandi installazioni, come “The matter of time” (2005) di Richard Serra, una serie di ipnotici percorsi a spirale e a serpentina, tutti agibili dal visitatore, e “Installation for Bilbao” (1997) di Jenny Holzer, nove alte colonne luminose al led dove scorrono dal basso verso l'alto le parole di un poema, sullo sfondo di una suggestiva illuminazione blu.

All'esterno del museo sono collocate altre opere di grandi dimensioni, tra cui spicca l'emblematica ed inquietante “Maman” di Louise Bourgeois (1999), un enorme ragno dalle lunghe zampe, che rimanda all'idea di fragilità e forza, alla protezione che può costituire una ragnatela, ma anche al suo pericolo costituito per le prede. L'artista francese, che ha attraversato decenni di tendenze artistiche nel corso del XX secolo, tra cui il Surrealismo, ha dedicato l'ultima parte della sua vita al tema della maternità con opere dal sapore onirico ed ancestrale, di cui il grande ragno di Bilbao è un esempio. Lavori legati all'infanzia dell'artista, che, come ha dichiarato lei stessa, è stata un insieme di dolci ricordi e di drammi.

Il Guggenheim ospita anche mostre temporanee di grande richiamo: da poco si è conclusa un'esposizione su Marc Chagall, mentre ha appena inaugurato “Van Gogh to Picasso. The Thannhauser Legacy”, ospitata dal 21 settembre fino al 24 marzo 2019. Un'occasione imperdibile per un week-end alla scoperta della città basca e delle sue notevoli risorse artistiche.

 
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