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palma 1Tra i più attivi partecipanti al rinnovamento della pittura veneta di primo Cinquecento, Jacopo Negretti, detto Palma il Vecchio, viene celebrato per la prima volta con una mostra antologica che raccoglie quasi quaranta opere provenienti dai più importanti musei del mondo. E' un itinerario interessante quello tracciato dal curatore Giovanni C.F. Villa alla GAMeC di Bergamo, atteso da oltre mezzo secolo, che fa luce sul pittore originario di Serina. Nato attorno al 1480, presto si trasferisce a Venezia, in anni in cui la città lagunare è attraversata da tensioni belliche per la lotta contro la lega di Cambrai, ma è anche interessata da un vivace rinnovamento pittorico di alcuni grandissimi artisti. Qui infatti Palma entra in contatto con il linguaggio pittorico di Giovanni Bellini, di Giorgione e poi decisamente di Tiziano, a cui si ispira soprattutto per la composizione monumentale, per il ritmo largo e solenne, ma non per la tensione drammatica, che è quasi del tutto assente nelle sue opere. Palma riesce a cogliere il gusto della committenza lagunare, costituendo un ideale di bellezza femminile, tanto nei ritratti di donne reali e “fittizie”, quanto nelle sante, che soddisfano non solo un'esigenza di devozione, ma anche e soprattutto il piacere della contemplazione artistica. La morte prematura, avvenuta nel 1528 a Venezia, coglie l'artista nel vivo della sua produzione. Una prima sezione è dedicata agli esordi nell'ambito di Giorgione e Bellini, con paesaggi arcadici, suggestionati anche dall'opera di Jacopo Sannazaro, ove già emerge un'attenzione agli abiti e alle stoffe preziose. “Il ritratto di giovane uomo” e “Il ritratto di giovane donna” (entrambi 1510) hanno richiami classicisti, “Due ninfe in un paesaggio” (1513/14) rivela la bellezza ideale del corpo femminile, mentre “Cristo e l'adultera” (1512) mostra una cura particolare per la calda luce dei personaggi, che emergono da uno sfondo nero, e per l'elegante abito alla moda dell'adultera. Segue la sezione dedicata alle pale d'altare, alcune ancora sotto forma di polittico, altre a pala unificata. Il polittico della “Presentazione della Vergine” (1515/17), proveniente dalla Chiesa dell'Annunciata di Serina e recentemente restaurato per la mostra, ha un pannello centrale dalla vivacità narrativa con una Vergine dai luminosi capelli biondi, e altri pannelli coi singoli Santi, tra i quali spicca una Santa Apollonia dai vaporosi capelli raccolti e un po' ricadenti sulle spalle ed uno sguardo molto femminile rivolto allo spettatore. Dettaglio, si direbbe, più consono ad una donna di mondo che non ad una santa. Ancora in questa sezione l'”Assunzione della Vergine” (1514), detta anche Madonna della cintura, dai delicati panneggi svolazzanti colta nel momento in cui porge la sua cintura all'incredulo San Tommaso. Interessantissima la sala che raccoglie i ritratti sia di personaggi reali che ideali; a detta dei contemporanei Palma era maestro di “personaggi all'antica” ed egli si specializza appunto in ritratti di donne dalla bellezza composta, dall'incarnato perfetto, le forme morbide, e dalla delicata femminilità.palma 2 “La suonatrice di liuto” (1515) indossa un abito ampio e pomposo ed ha uno sguardo poetico e trasognato; la stessa preziosità di stoffe si ritrova nel “Ritratto di donna in abito blu con ventaglio” (1514), dallo sguardo sfuggente e lievemente inquieto. Un altro notevole ritratto femminile è quello della cosiddetta “Bella” (1518), esposto nella sala dedicata allo studio del corpo: ancora una volta la protagonista è una donna formosa dalle spalle scoperte e rivestita di stoffe eleganti, abbondanti e vaporose, rese ancor più vive dai colpi di luce. Negli anni in cui a Venezia era vivo il dibattito sul primato tra pittura e scultura nelle arti, Palma pare dare una grande attenzione all'anatomia del corpo, rendodolo plastico e quasi tangibile. Ne è un esempio “Ninfe al bagno” (1519/20), dove molte donne sono ritratte in varie pose e movimenti, colte da diversi punti di vista. La sezione dedicata alle Sacre Conversazioni presenta, tra le altre, due tele simili dal formato oblungo, provenienti da Bergamo e da Genova; disposti in primo piano la Vergine, figura dalla solida impostazione plastica col Bambino in braccio, il Battista e la Maddalena. Sono opere sacre destinate ad una committenza laica, che apprezza la mestizia dei volti dei personaggi e i dolci paesaggi alle spalle delle figure. E proprio al paesaggio è dedicata una sala che mostra come Palma, sulla scia di Giorgione e Tiziano, sappia restituire la grandiosità degli spazi, spesso con monti lontani azzurrini, dando un senso di calma alla scena ed alle figure che la animano.palma 3 L'”Incontro di Giacobbe e Rachele” (1524) restituisce allo spettatore un mondo pastorale dalla luce crepuscolare e dolce, con un'attenzione particolare agli animali: quasi una dichiarazione d'amore ai luoghi d'origine dell'artista e ai suoi monti. A concludere l'itinerario il polittico di Santa Barbara, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria Formosa a Venezia ed esposto per la prima volta fuori dalla sua sede: considerato uno dei capolavori dell'artista, l'opera s'impone per la maestosa figura della Santa, protettrice della Scuola dei Bombardieri, il cui volto è una sintesi dei tanti ritratti femminili dipinti negli anni. Di rilievo anche un misurato San Sebastiano e una drammatica Pietà, che raffigura una Madonna dal volto segnato dal dolore mentre regge il corpo del Figlio illuminato da una calda luce. La mostra ha un percorso “agile” ed esauriente; ogni sezione è introdotta da essenziali pannelli esplicativi, da integrare tuttavia con un'audioguida, che può maggiormente approfondire lo sviluppo dell'arte di Palma e la collocazione delle opere nelle varie sale, non sempre esposte secondo la scansione tematica proposta.

Stefano Pariani

Palma il Vecchio – Lo sguardo della bellezza 13 marzo – 21 giugno 2015

Accademia Carrara / GAMeC, Via s. Tomaso, 53 - Bergamo

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