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Antichi abitatori delle grotte in Friuli Castello di Udine

3 marzo 2021 – 27 febbraio 2022
Nel biennio della manifestazione ESOF 2020 “Science of citizens”, il Museo Archeologico di Udine e
il Museo Friulano di Storia Naturale propongono la mostra Antichi abitatori delle grotte in Friuli,
presso il Castello di Udine, attuale sede del Museo Archeologico.

Date e orari potranno subire variazioni sulla base delle eventuali chiusure disposte
nell’ambito della classificazione dell’indice di rischio delle regioni stabilito dalle
autorità di governo

'esposizione si prefigge di raccontare l’utilizzo delle grotte a partire dalla Preistoria in Friuli,
attraverso le tracce lasciate dagli animali e dagli uomini che le hanno visitate, dal Paleolitico
inferiore (c. 500.000) ad oggi, secondo un approccio interdisciplinare, una comunicazione
accessibile e un uso eco-sostenibile dei materiali impiegati nell’allestimento.
Numerosi i soggetti che collaborano al progetto voluto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di
Udine; oltre alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, ai
Musei Provinciali di Borgo Castello di Gorizia, al Museo della Grotta, Grotta Gigante, Biblioteca
Civica “V. Joppi, Archivio Egidio Feruglio e al Circolo Speleologico e Idrologico Friulano di Udine,
che forniscono gran parte del materiale espositivo, portano un contributo il Dipartimento di Studi
Umanistici – Sezione di Scienze Preistoriche e Antropologiche, Università degli Studi di Ferrara, il
Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Trieste e il Museo Archeologico Nazionale di Cividale
del Friuli.
L’esposizione si articola in quattro sale, su un’estensione di circa 250 mq ed è collegata, attraverso
una scala interna, all’esposizione permanente del Museo Archeologico. La prima sala racconta il
carsismo della regione e i contatti e le interazioni delle aree friulane soprattutto nel III millennio
a.C., la seconda sala narra la ricerca archeologica e speleologica; la terza si concentra sulle Valli
del Natisone nella preistoria più antica e in particolare sul Riparo di Biarzo, una cavità che si apre
nei conglomerati fluviali affioranti lungo la sponda sinistra del torrente Natisone che venne
scoperta come località di frequentazione preistorica; infine, nella quarta sala, si trovano di nuovo
elementi delle Valli del Natisone ma del III millennio a.C., del Medioevo con un approfondimento
relativo alle faune che vengono rinvenute in grotta.
Uno degli intenti del progetto è quello di coinvolgere un pubblico il più ampio possibile per far
promuovere il patrimonio culturale e ambientale del Friuli-Venezia Giulia. In tal senso, va la scelta
di affiancare alla fruizione dei materiali originali, postazioni multimediali e/o multisensoriali che
consentono una modalità personalizzabile per il visitatore a seconda della sua condizione fisica,
della sua preparazione culturale e sensibilità. Altra scelta fatta in tal senso è quella di una App in
italiano e inglese che accompagna il visitatore lungo tutto il percorso espositivo.
La mostra fa parte della manifestazione Trieste capitale europea della scienza per il biennio 2020 e
2021 e dell’Euro Science Open Forum – ESOF 2020 Trieste che si è svolto nel capoluogo giuliano
dal 2 al 6 settembre ed è considerato il principale evento interdisciplinare in Europa dedicato alla
scienza, all’innovazione e al loro rapporto con la società e si svolge a cadenza biennale.

Sede espositiva

Castello di Udine
3 marzo 2021 – 27 febbraio 2022
Conferenza stampa
2 marzo 2021 ore 15.30
Orari
Date e orari potranno subire variazioni sulla base delle eventuali chiusure disposte
nell’ambito della classificazione dell’indice di rischio delle regioni stabilito dalle
autorità di governo
Mercoledì e giovedì dalle ore 15.00 alle ore 18.00
Venerdì dalle 15.00 alle 19.00
Biglietti
intero: € 8.00
ridotto: € 4.00
per info:
http://www.civicimuseiudine.it
0432 1272591

Ufficio stampa
Spaini&Partners
050 35639
Guido Spaini 3498765866 [email protected]
Tommaso Spaini 3400510214 [email protected]

1_Riparo di Biarzo – Il Riparo Biarzo è localizzato sotto una parete rocciosa, lungo la sinistra
idrografica del fiume Natisone (160 m s.l.m.), circa 15 km a nord dall’omonimo abitato, che
costituisce una frazione del comune di San Pietro al Natisone (UD). La cavità si apre nei
conglomerati pleistocenici che caratterizzano il terrazzo più basso del fiume. Questi estesi
affioramenti quaternari, ben cementati e costituiti da ciottoli prevalentemente carbonatici, sono stati
incisi e terrazzati dalle acque del fiume Natisone, formando un riparo che doveva essere ben più
vasto di quanto appaia attualmente: una serie di crolli, ben evidenti soprattutto nel lato meridionale,
hanno ridotto la volumetria dell’antro e deformato, nel contempo, i livelli antropici.
2_ Ciottoli Biarzo - Tra il 1982 e il 1984, sono state condotte quattro campagne di scavo, sotto la
direzione dell’Università degli Studi di Ferrara (A. Guerreschi) e del Museo di Storia Naturale di
Udine (F. Bressan), che hanno interessato un’area di circa 4 m 2 . Sfortunatamente, il crollo di parte
della volta interna del riparo, così come l’erosione del fiume in epoche successive all’occupazione
del sito, non hanno permesso di indagare l’intero deposito archeologico, restituendo solo in parte le
testimonianze delle antiche frequentazioni. La stratigrafia archeologica ha messo in luce strati che
vanno dall’Epigravettiano recente (13.000/12.000 anni fa) sino all’età del Bronzo. Tra i materiali
dei ciottoli utilizzati come probabili pesi da rete.
3_conchiglie biarzo - Il Riparo Biarzo ha restituito una collezione di 59 conchiglie forate pertinenti
a gasteropodi e bivalvi sia marini che d'acqua dolce, attribuibili al Paleolitico superiore finale, al
Mesolitico antico, Mesolitico recente e al Neolitico. Su alcuni esemplari sono state identificate
chiare tracce che ne identificano un utilizzo come applicazioni cucite su abiti. Altri potrebbero,
invece, essere stati utilizzati come elementi per fabbricare bracciali, cavigliere o collane. Su oltre la
metà del campione sono stati osservati residui di ocra che confermano l’utilizzo di cordoni colorati
per montare o cucire i diversi elementi.
4_Arpone biarzo - Dal livello 3 del riparo Biarzo, attribuito al Castelnoviano, proviene anche un
arpione in palco di cervo a cui manca l’estremità distale. L’oggetto poteva essere utilizzato
nell’attività di pesca.
5_detcinghiale - Le analisi dei resti faunistici sia dei livelli epigravettiani, sia di quelli mesolitici
mostrano un’attività venatoria principalmente incentrata su due specie forestali: il cinghiale e il
cervo. Inoltre, l’età di abbattimento delle prede ha permesso di comprendere la stagionalità di
occupazione del sito, suggerendone una frequentazione durante il periodo invernale e primaverile.
Non si possono, tuttavia, escludere occupazioni anche durante le restanti stagioni dell’anno, e in
particolare tra la primavera e l’estate, secondo quanto emerso dall’analisi dei resti di pesce. Per
quanto riguarda i suini e la domesticazione di questa specie, uno studio genetico degli esemplari
provenienti dai diversi livelli archeologici ha permesso di mettere in discussione la provenienza del
suino domestico dal Vicino Oriente ipotizzandone invece una domesticazione locale.
6 e 7_ De Gasperi Giovanni Battista – Le prime ricerche in grotta. Come ben ricordava Giovanni
Battista De Gasperi nella sua monografia dal titolo “Grotte e voragini del Friuli”, prima delle
ricerche speleologiche che portarono alla conoscenza di frequentazioni preistoriche di un certo
interesse, in Friuli erano stati rinvenuti solo pochi materiali riferibili ad alcune località all’aperto
pubblicate da Torquato Taramelli negli “Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti.
8_Foran di Landri – una cavità posta sulla destra orografica del Torrente Chiarò/Rieka, in
Comune di Torreano (UD). Fu scavata dal geologo friulano Egidio Feruglio nel 1920, che vi
intraprese un piccolo sondaggio sul fondo della caverna, che mise in luce, sotto un crostone
stalagmitico, alcune ossa di orso delle caverne. Gli scavi di Egidio Feruglio degli anni Venti dello
scorso secolo segnano un importante progresso dei rapporti tra la ricerca friulana e il mondo

paletnologico italiano, caratterizzati dal legame con la Società Italiana di Paleontologia Umana, nata
a Firenze nel 1913, quale conseguenza della fine della scuola pigoriniana e delle sue errate
impostazioni, che avevano determinato dei ritardi negli studi italiani rispetto a quanto accadeva ad
esempio in Francia (Peroni 1992). Un rapporto avviato grazie allo scavo del Foran di Landri che
viene condotto proprio grazie al contributo di 500 lire da parte del Comitato per le Ricerche di
Paleontologia Umana in Italia.
9_Ciondar des Paganis. Ciondar des Paganis o Spilugne di Ladri, ubicata a 490 metri slm sopra
l’abitato di Poiana, in frazione di Faedis (UD), scoperta dal Circolo Speleologico Idrologico
Friulano sul finire del XIX secolo.
10_Ciondar des Paganis - Anche nel caso di questa cavità vi sono stati ripetuti interventi di scavo
a partire dal 1914, quando il geologo friulano Egidio Feruglio compì le sue prime ricerche in
collaborazione prima con Ardito Desio e poi con Giovanni Battista De Gasperi.
11_ Ciondar - La grotta è stata interpretata, con una certa prudenza, come probabile luogo di
sepoltura tra l’Eneolitico ed il Bronzo, ricollegandola ad analoghe realtà dell’area prealpina. Ciò in
seguito alla notizia del ritrovamento di un metacarpale umano, andato poi disperso, di un dente di
canide forato, di due pendagli, uno in arenaria ed uno in serpentino, di un’ascia in pietra levigata e
di una perlina in calcarenite, questi ultimi frutto delle indagini condotte in anni recenti da Del
Fabbro.
12_velika – una cavità piuttosto ampia che si apre a 372 m slm sulla destra orografica del torrente
Chiarò/Rieka, affluente del torrente Alberone, che a sua volta si immette nel Fiume Natisone, e si
trova a Tercimonte in comune di Savogna (UD).
13_composizione – La Velika Jama è stata oggetto di numerosi interventi di scavo a partire dai
primi anni del secolo scorso. Ha condotto al reperimento di numeroso materiale ceramico databile a
partire dal III millennio a.C., tra questi vi è il recipiente a collo svasato, corpo globoso e anse a
gomito, che trova paralleli stretti con alcuni reperti documentati in regione riferibili alla facies
Wieselburg-Gata e che dimostra rapporti con l’area del centro-europa.
14_San Giovanni d’Antro - La grotta di San Giovanni d'Antro, che si trova a Pulfero, poco
distante da Cividale del Friuli, è stata frequentata fin dalla preistoria. I Romani realizzarono
nell’antro una postazione militare, collegata al sistema difensivo di Cividale, e probabilmente un
luogo di culto, confermato anche in epoca longobarda.

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