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Viaggio nel Novecento privato dell'Arte italiana

Chiusura 29/02/2020
di Stefano Pariani
La mostra inaugurata da Bottegantica in questi giorni riporta all'attenzione del vasto pubblico alcuni grandi nomi del Novecento italiano che proprio in questi spazi erano stati esposti nel secondo dopoguerra.
via Manzoni, 45 - Milano mappa
Inaugurazione 17/01/2020
La mostra inaugurata da Bottegantica in questi giorni riporta all'attenzione del vasto pubblico alcuni grandi nomi del Novecento italiano che proprio in questi spazi erano stati esposti nel secondo dopoguerra. Molti degli artisti in mostra erano allora giovani promesse, quando le sale espositive appartenevano alla Galleria del Naviglio, e le scelte operate a quel tempo si rivelano oggi assolutamente intuitive.

Passando dal Futurismo alla Metafisica, dal Realismo magico al Ritorno all'ordine fino all'Informale, trenta opere – dipinti e sculture – dialogano idealmente tra di loro, restituendo al visitatore uno spaccato di idee e sperimentazioni artistiche. Si tratta di due collezioni private, che svelano opere poco note o, in alcuni casi, sconosciute, esposte negli storici spazi del cortile di via Manzoni.

Al visitatore la libertà di farsi “rapire” dall'opera che più lo affascina, colpito dai colori, dal soggetto o dal messaggio, senza necessariamente seguire un ordine cronologico. C'è la scultura enigmatica di Adolfo Wildt (“Fides”, 1906) e un raro Boccioni pre-futurista (“Paesaggio lombardo”, 1908), i disegni densi di angoscia di Mario Sironi (“Donna alla tavola”, 1922 e “Scena di deposizione”, 1924) e i giochi di forme e colori di Giacomo Balla. Due celebri autoritratti di un inquieto De Chirico vanno ad affiancarsi ad altri, come il pungente “Ritratto della sorella Elvira” di Casorati (1934) e il profondissimo sguardo del giovane ritratto da Gino Severini (1936/37).

Tra le nature morte la “Sedia con rose” di Fausto Pirandello (1938), soggetto gentile quanto carico di angoscia, steso con vibrante pennellata, e i fiori delicati e appena abbozzati di Filippo De Pisis. Le due ragazze con lunga treccia di Massimo Campigli, dipinte nei primi anni '50, sembrano ormai guardare con serenità e fiducia al futuro, all'indomani dell'ultimo conflitto mondiale, ma nuove ombre si profilano sull'uomo del Novecento, questa volta nascoste tra le pieghe dell'animo. Le pennellate nervose e cupe di Emilio Vedova ne sembrano un presagio, così come le nature morte di Guttuso dalle linee deliranti.

La mostra, organizzata da Stefano Bosi, Valerio Mazzetti Rossi ed Enzo Savoia, ci svela un Novecento “nascosto” e ci porta a rielaborare momenti di arte e storia di un nostro passato prossimo ancora vibrante e che sembra guardarci da vicino.
foto: Campigli, Due figure
Casorati, Ritratto della sorella Elvira

“Novecento privato.
Da de Chirico a Vedova”
17 gennaio – 29 febbraio 2020
Bottegantica
Via Manzoni, 45
20121 Milano

 
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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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