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Ciò che resta di Venere

artisti costruttori di pace
Chiusura 14/02/2020
La galleria Art Gap è lieta di accogliere, dall’8 al 14 febbraio 2020, la mostra personale, Ciò che resta di Venere, di Tatsiana Pagliani a cura di Federica Fabrizi. La rassegna verrà inaugurata l’8 febbraio 2020 alle ore 18:30.
Via di San Francesco a Ripa 105/a mappa
Inaugurazione 08/02/2020
Tatsiana Pagliani, giovane artista italiana, si contraddistingue nel panorama dell’arte contemporanea con le sue originalissime opere caratterizzate da leggerezza, mutevolezza, trasparenza, resistenza, forza, equilibrio, gioco di luci e ombre e femminilità. Qualità che l’artista stessa associa alla personalità della sua Musa ispiratrice, Venere, che con le sue forme eteree e la sua espressione di serafica e celeste leggiadria, la guida e la conduce a rievocarla e ricordarla per quello che era stata e per quello che attualmente simboleggia. Nei suoi lavori ci sono due elementi persistenti: il primo sono le calze di nylon, appartenenti alle donne della sua famiglia che l’artista ha gelosamente conservato nel corso del tempo e che rappresentano anche la sua lunga introspezione di chi è, sia come donna che come artista; il secondo è il rame, riconducibile a Venere, che simboleggia diverse virtù come il carisma, la creatività, la cura e l’equilibrio, e rappresenta l’incarnazione dell’aspetto femminile dell’essere umano. Tatsiana Pagliani, nel processo artistico, non padroneggia, non manipola e non controlla i materiali che sceglie di adoperare perché sono quest’ultimi a farlo attraverso le sue mani. Infatti, sono le calze di nylon che con le loro proprietà fisiche, la guidano nella realizzazione delle opere, cercando l’armonia dei segni e la sintonia tra forme e colori. «È Venere, che cerca di prendere sembianze e tornare tra noi per ricordare che cos'è la bellezza e la femminilità […] Le sue forme curve, pure ed eleganti, sono esattamente parti del suo corpo, che il tempo ha consumato, scomposto, intervallato, assottigliato, spaziato e separato, e nello stesso tempo ricongiunte dai riflessi delle ombre. Non si toccano fisicamente, ma si sfiorano nelle loro rivelazioni percettive, accarezzandosi per mezzo della luce del sole di giorno e della luna di notte. È l'atmosfera notturna che risveglia in realtà la luce di Venere e i colori dei suoi attributi. Non a caso è la stella più luminosa nel firmamento».
Nata nel 1989 a Minsk, Bielorussia. In tenerissima età di trasferisce con la sua famiglia a Roma dove vive e lavora come artista, docente e guida agli studenti stranieri e cinesi dei progetti Turandot e Foundation Course presso l’Accademia delle Belle Arti in cui, precedentemente, ha conseguito con il massimo dei voti la laurea quinquennale in Decorazione. Nel 2012 vince la borsa di studio “Franco Zeffirelli” che le dà l’opportunità di studiare a New York presso la prestigiosa Accademia The Art Students League e nella Fondazione The Newington-Cropsey. Nel 2019, partecipa al simposio “Eye of the World of Chongqing” presso Sichuan Fine Arts Institute (Cina) come docente dell’Accademia dei Romani di Guidonia Montecelio. Recentemente, ha lavorato come performer e aiuto scenografa al progetto “Studio su BOSCH” di Alessandro Bavari e Franco Losvizzero, presso il MACRO ASILO di Roma.
 
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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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