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Mario Lavezzi: un viaggio di musica e parole

lavezzidi Francesca Bellola

Definire la sua attività è riduttivo, è - infatti - compositore, produttore, musicista, arrangiatore, talent-scout, promotore. Stiamo parlando di Mario Lavezzi, uno degli artisti più apprezzati del panorama musicale italiano, che festeggia 50 anni di musica d’autore. Vanta una carriera straordinaria, costellata da numerose collaborazioni con Lucio Battisti, Mogol, Ornella Vanoni, solo per citarne alcune. Definire la sua attività è riduttivo, è - infatti - compositore, produttore, musicista, arrangiatore, talent-scout, promotore. Stiamo parlando di Mario Lavezzi, uno degli artisti più apprezzati del panorama musicale italiano, che festeggia 50 anni di musica d’autore.
 
 Vanta una carriera straordinaria, costellata da numerose collaborazioni con Lucio Battisti, Mogol, Ornella Vanoni, solo per citarne alcune. Ha composto e prodotto capolavori come “Vita” di Dalla-Morandi e “E la luna bussò” della Bertè.
Cinquant'anni di carriera. Un traguardo importante.
«Ho scritto “Il Primo giorno di Pimavera” divenuto un grande successo dei Dik Dik nel 1969 in un momento di disperazione. Ero entrato a far parte del gruppo dei Camaleonti, negli anni '65 -'66 con canzoni che raggiunsero le vette delle classifiche come: “L'ora dell'amore”, “Portami tante rose”, Non c'è niente di nuovo”, ect. Dopo due anni e mezzo ho dovuto lasciare il gruppo per fare il servizio militare. Avevo raggiunto l'apice ed improvvisamente il mio sogno era svanito».

Non si è dato per vinto.
«Anzi, questa forma di disperazione mi ha stimolato a scrivere; la creatività nasce sempre dal tormento e anche dall'innamoramento».

In quale zona di Milano abitava?
«In piazza Napoli, zona Giambellino».

Pensa che per scrivere bisogna essere tormentati?
«In molti casi la sofferenza intensifica la creatività».

Una canzone nata in questa genesi.
«Quando mi sono separato da mia moglie ho pubblicato l'album “L'amore quando c'è” uscito nel 2011; la canzone “Stella” era dedicata a lei».

Lei è un artista autodidatta. Quando è iniziata la passione per la musica?
«Presto. Avevo circa quattordici anni e quando andavo a casa di mio cugino e vedevo la sua chitarra appesa al muro, provavo una forte attrazione; la guardavo come se fosse un oggetto del desiderio. Anche mia sorella maggiore aveva una chitarra che non mi faceva toccare. Nel momento in cui non l'ha più utilizzata, ne ho preso pieno possesso».

Qual è stato l'incontro che ha dato una svolta alla sua carriera?
«Certamente Battisti che aveva prodotto la canzone “Il primo giorno di Primavera” con i testi di Mogol e Minellolo. Sono entrato a far parte della loro etichetta discografica “Numero uno”, un grande punto di riferimento ed un ottimo laboratorio».

Un ricordo di Lucio Battisti.
«Era una persona affabile, aveva un suo modo di essere, giocavamo a ping pong facevamo le foto e le stampavano nella camera oscura a casa sua».

Quali erano i luoghi di ritrovo a Milano?
«Avevamo aperto con Mogol e Radius un locale che si chiamava Arlati. Era una cantina che abbiamo arredato e ristrutturato in zona Fulvio Testi».

Nel 1975 nasce la collaborazione con Loredana Bertè. Canzoni indimenticabili come “E la luna bussò”, “Fiabe”, “In alto mare”. Com'era Loredana?
«Era venuta con la sua amica Marcella Bella nel nostro locale Arlati. All'epoca aveva già i numeri per sfondare, era molto estrosa nel vestirsi e intuitiva. Un vulcano.
Poi ha iniziato a seguire i miei concerti e da lì ci siamo fidanzati. Successivamente il nostro rapporto è diventato solamente professionale».

Era molto diversa da Mia Martini?
«Erano completamente diverse, Mimì più professionale dal punto di vista del canto, Loredana faceva una ricerca soprattutto sul personaggio».

Ha prodotto anche Fiorella Mannoia, Anna Oxa, Loretta Goggi e molte altre interpreti. Un aggettivo per ognuna di loro.
«Fiorella è molto impegnata sui contenuti nella scelta delle canzoni.
Anna privilegia la parte canora, è dotata di un'ottima tecnica, quindi considera molto il suono, quando l'ho prodotta cercavo di unire il suono al testo.
Loretta, un'artista completa che faceva delle imitazioni meravigliose, è dotata di un'ottima voce».

C'è una canzone che ha scritto che non ha avuto il successo che meritava?
«Si, non una in particolare, magari quelle non 'esplose' completamente. Forse “Quell'attimo in più” scritta per i Camaleonti, arrivati terzi al Festiva di Sanremo, e “Biancaneve” con Alexia potevano avere un successo maggiore».

C'è un artista sulla quale puntava e che invece l'ha delusa?
«Avevo prodotto Deborah Lurato, vincitrice di “Amici”. Ho cercato di farle fare un percorso per evolversi, imparando l'inglese, la dizione ma non ha 'spaccato' come avrei voluto».

Un artista con cui vorrebbe collaborare?
«Celentano, Tiziano Ferro, Jovanotti».

Basta una bella voce per emergere?
«Se noi guardiamo in Rai Techetè degli anni '70 vediamo personaggi quali Mina, Loredana Bertè, Patti Pravo, Ornella Vanoni che hanno dimostrano di aver una spiccata personalità. Ma non sono molti.
Ci vuole impegno e determinazione per raggiungere un obiettivo».

C'è una canzone che avrebbe voluto scrivere?
«L'Essenziale di Mengoni».

Ornella Vanoni ha cantato lo scorso anno sul palco di Sanremo con gli autori del suo pezzo. Un'artista generosa...
«Ornella è andata a Sanremo interpretando la splendida canzone “Imparare ad amarsi”. Quello che mi ha colpito era il titolo, mentre il testo era diverso. Pacifico e Bungaro le hanno costruito 'addosso' il vestito. Ha partecipato con gli autori per valorizzare anche i creativi. Inoltre, con loro sul quel palco si è sentita rassicurata».

Cosa ne pensa del nuovo skyline milanese?
«C'è stata una svolta dopo Expo anche grazie alla coesione dei tre sindaci che si sono susseguiti, continuando un percorso che ha reso il capoluogo lombardo cosmopolita».

Associata ad un colore?
«Azzurro, blu perchè è intensa e dinamica e poi gialla, per l'allegria».

Ci racconti dei suoi nuovi progetti.
«Uscirà in autunno un cofanetto, una sorta di Storyboard che racchiude tre CD, uno
con tutte le canzoni che ho scritto, il secondo con quelle che ho prodotto ed il terzo con le mie interpretazioni. Ci saranno 4 date teatrali a Milano, Roma, Bologna e a Torino».

Vuole parlare del “CampusBand Musica & Matematica”?
«Il cambus band, giunto alla quarta edizione, è dedicato agli studendi che hanno la passione per lamusica. E' realizzato in collaborazione con il Corriere della Sera, RTL, il Comune di Milano e la SIAE».



 
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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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