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Palazzo Reale di Milano ospita la mostra ”Guido Pajetta. Miti e figure tra forma e colore"

palazzo reale
Chiusura 01/09/2019
La rassegna, curata da Paolo Biscottini, Paolo Campiglio e dal figlio dell’artista Giorgio Pajetta, ripercorre attraverso 95 opere, suddivise in 8 sezioni espositive, oltre sessant’anni di lavoro dell’artista milanese che ha avuto una posizione di primissimo piano nel panorama artistico del '900.
Piazza del Duomo, 12 Milano mappa
Inaugurazione 05/07/2019
La rassegna, curata da Paolo Biscottini, Paolo Campiglio e dal figlio dell’artista Giorgio Pajetta, ripercorre attraverso 95 opere, suddivise in 8 sezioni espositive, oltre sessant’anni di lavoro dell’artista milanese che ha avuto una posizione di primissimo piano nel panorama artistico del '900.

Nella sua lunga carriera Pajetta ha attraversato quasi interamente il secolo scorso, incontrandone gli stili e i personaggi più importanti ma, nonostante i numerosi sodalizi artistici e le innegabili influenze, rimane una figura anomala all’interno di questo contesto. Non gli interessa infatti legarsi e identificarsi con uno stile, tanto che si allontana da qualunque movimento artistico riconosciuto per non essere limitato nel proprio fare arte e resta per tutta la sua vita una figura eccentrica e libera nella propria indagine artistica.

Nella vasta fortuna espositiva di Pajetta, questa mostra risponde all’esigenza di riscoprirne la storia dalle origini alla morte.

Divisa per ambiti tematici, l’esposizione pone attenzione tanto ai rapporti di Pajetta con il panorama artistico milanese legato alla corrente “Novecento” e soprattutto a Sironi, quanto al suo successivo desiderio di entrare in rapporto con la produzione europea, e in particolar modo francese, con uno specifico interesse per il cubismo e il surrealismo. Il gesto pittorico di Pajetta, a volte leggero e veloce, altre volte graffiante e marcato, muta in continuazione. Ma se nel corso della sua carriera l’artista cambia la forma della sua pittura e si mantiene sempre in bilico tra figurativo e astratto, non è così per i contenuti, tutti riconducibili alla ricerca di sé, e di sé nella storia.

È l’inquietudine il tema generale di questo pittore affannato, che cerca nella tela e soprattutto nel colore il senso della propria vita. “Mio padre – dice Giorgio Pajetta – in realtà è un amante dell’avventura a trecentosessanta gradi. Lui ha sempre sperimentato nuovi linguaggi, nuove tematiche ma anche nuove tecniche pittoriche. Per Pajetta artista lo stile è il mezzo e non il fine della carriera pittorica e l’arte è lo strumento per indagare il proprio mondo interiore, analizzando gli aspetti universali della vita dell’uomo e la sua condizione esistenziale”.
Il catalogo della mostra è pubblicato da Skira.
Ingresso libero
Foto: Composizione (figura con chitarra), Guido Pajetta_1934




 
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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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